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Dopo 5 anni: rientro degli Architetti nel CUP, Comitato Unitario delle professioni

“Sono maturate le condizioni - sottolinea Giuseppe Cappochin, Presidente degli architetti italiani - perché il nostro apporto in una sede così importante per tutte le libere professioni italiane sia, da un lato, valorizzato e, dall’altro, possa integrarsi al meglio con le competenze e le sensibilità che ciascuna professione è in grado di apportare in una stagione di rilancio del nostro Paese”. “Siamo convinti che possano realizzarsi  in pieno sinergie, nuove occasioni di dialogo e azioni comuni in un momento in cui le professioni sono del tutto ingiustificatamente oggetto di interventi che sembrano volerne sminuire la portata ed il valore”.
“Costruire il futuro delle città contemporanee e coniugare sostenibilità e qualità urbana e sociale con i processi di crescita e di trasformazione rappresenta una priorità, per gli architetti italiani. Siamo consapevoli che ciò possa realizzarsi con il coinvolgimento e l’apporto di un numero sempre maggiore di attori istituzionali, sociali, economici e culturali e continuando a perseguire quella politica di alleanze con quanti - come noi - vogliono restituire ai cittadini italiani un habitat migliore”.
“Le problematiche che affrontiamo per quanto riguarda il grande tema della Rigenerazione urbana sostenibile – conclude - devono potersi avvalere oltre che dei contributi che provengono dalle professioni riunite nella Rete delle Professioni Tecniche alla quale gli architetti aderiscono, anche di quelli che sono propri delle professioni giuridico, economiche e socio-sanitarie riunite nel CUP”.
“L’Ordine degli Architetti”, commenta la presidente del Cup Marina Calderone, “ha una tradizione antica e prestigiosa in seno al Comitato essendo stato, fra le altre cose, artefice della più importante aggregazione dei CUP Territoriali del Nord Italia. Le professioni italiane, conclude, “hanno bisogno di unità e il rientro degli architetti nel Comitato costituisce lo stimolo giusto per rafforzare ulteriormente il confronto con le professioni aderenti alla Rete delle Professioni Tecniche, esperienza tra l’altro non incompatibile con l’adesione al CUP”.

Redazione - Ediliziappalti – Grizzaffi Management srl

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Architetti: la sentenza del TAR mostra una profonda scollatura tra Giustizia amministrativa e interesse pubblico

"Sconcerta la Sentenza del Consiglio di Stato, pubblicata lo scorso 3 ottobre,  che, ribaltando quanto stabilito dallo stesso TAR, ha considerato legittimo quel bando”.

Il parere del Presidente Cappochin

Così Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori,  commenta la boccitura del TAR della Calabria del bando lanciato l’ottobre scorso dal Comune di Catanzaro per affidare la redazione del Piano Strutturale al compenso simbolico di un euro, manifestazione di un vero e proprio caporalato intellettuale e professionale.

La redazione di un Piano Strutturale  - spiega - è un incarico lungo, complesso  e multidisciplinare da cui scaturiscono le azioni di tutela e sviluppo dell’intero territorio comunale. E’ un incarico estremamente delicato che mette in gioco grandi interessi privati e pubblici e che le Amministrazioni normalmente definiscono “strategico” e su esso investono energie intuendone l’importanza per la competitività dei loro territori”.

La sentenza, avallando la procedura adottata dall’Amministrazione Comunale di Catanzaro mostra la profonda scollatura tra Giustizia amministrativa e interesse pubblico. Peraltro il recente Correttivo al Codice Appalti rende già inattuale quella tipologia di procedura, obbligando all’utilizzo del Decreto Parametri per calcolare l’importo a base di gara negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria.

Molte delle motivazioni della sentenza risultano infondate alla luce delle norme oggi in vigore: infatti in base all’art.24 comma 8 del D.Lgs 50/2016, l’ordinamento oggi vieta una prestazione d’opera professionale a titolo gratuito a vantaggio di una pubblica Amministrazione; l’utile finanziario è oggi un elemento che fa parte del diritto vivente dei contratti pubblici; in base alle vigenti disposizioni, non è lecito un bando che preveda offerte gratuite, essendo in tal modo assente, in base al vigente testo dell'art. 24 comma 8, un importo da porre a base di gara; infine, sempre in base all’art.24 comma 8 ter nei contratti aventi ad oggetto servizi di ingegneria e architettura la stazione appaltante non può prevedere quale corrispettivo forme di sponsorizzazione con la conseguenza che anche il contratto di sponsorizzazione oggi non prevede lo scambio di denaro contro un’utilità immateriale.

La periodica ricorrenza di episodi aberranti in campo pubblico o privato, quali il bando di Catanzaro - conclude -  impone che, senza indugio, venga approvata quanto prima la norma sull’equo compenso che affianchi a livello di incarichi privati quanto già normato per gli incarichi pubblici.

IN allegato la sentenza

Redazione- Ediliziappalti – Grizzaffi Management srl

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Tecniche tradizionali e digitalizzazione per le costruzioni del futuro

"Le imprese devono comprendere  come passare dalle tecniche tradizionali a quelle più innovative, integrandole e non sostituendole".

Lo ha detto la presidente dei Giovani Ance, Roberta Vitale.

''Noi giovani -sottolinea- abbiamo la responsabilità di spingere il settore delle costruzioni verso la digitalizzazione e soprattutto di rendere intellegibile alla società civile quello che gli imprenditori dell'edilizia fanno e la qualità degli interventi che producono. 

In  questo processo d'innovazione, che non sarà semplice, non dobbiamo dimenticarci il capitale umano che rimane fondamentale per le nostre imprese". 

"La digitalizzazione infatti -chiarisce- porterà a un cambiamento delle figure professionali del settore delle costruzioni. Bisognerà  quindi ragionare con le scuole professionali per creare i profili adeguati e gli stessi operai dovranno cambiare il modo di approcciare al lavoro nell'edilizia". 

L'obiettivo del gruppo Giovani dell'Ance è quello di individuare le strategie e le politiche da mettere in campo per vincere la sfida dell'industria 4.0, migliorando la competitività del Paese, nel rispetto dell'ambiente e con interventi di qualità.

Redazione - Ediliziappalti – Grizzaffi Management srl

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Tavolo di Lavoro Prorete: maggiori opportunità per le professioniste

Si è riunito martedì scorso, presso la sede del Consiglio Nazionale Ingegneri, il tavolo di lavoro sui Protocolli ProRete P.A. 

Si è discusso del progetto della banca dati delle professioniste per la P.A. previsto dal protocollo d’intesa firmato dagli organismi che rappresentano le professioni e il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.

Nel corso dei lavori è stato fatto il punto della situazione sul progetto ProRete, una banca dati delle professioniste per le Pubbliche Amministrazioni. La finalità è quella di avviare una campagna di sensibilizzazione per favorire l’iscrizione delle donne professioniste, in modo che la P.A. possa attingere ad essa nell’azione di reclutamento di professionisti da inserire all’interno dei consigli di amministrazione.

Il parere del Presidente del CNI

“E’ un grande piacere per il CNI ospitare questo tavolo di lavoro – ha detto Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri salutando i partecipanti -. Consideriamo di grande importanza questo protocollo d’intesa Pro-Rete col Dipartimento di Pari Opportunità perché può aiutare le nostre professioniste ad affermarsi, dimostrando di avere notevoli qualità che oggettivamente possiedono ma che non sempre riescono ad emergere”.

Il parere del dirigente generale del Dipartimento per le pari opportunità

 “Accrescere la  presenza di professioniste negli organi di amministrazione e controllo delle società pubbliche è una esigenza posta dalla legge sulle quote  genere - ha puntualizzato Monica Parrella, dirigente generale del Dipartimento per l pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri -  ma con il progetto  ProRete PA stiamo facendo un passo avanti: maggiore trasparenza delle nomine pubbliche e  più opportunità per tutte di candidarsi”.

Redazione - Ediliziappalti – Grizzaffi Management srl

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Architetti: “studi aperti” al pubblico in tutta Italia il 26 e 27 maggio

Far conoscere al pubblico - e non solo agli addetti ai lavori - il mondo dell’architettura; far conoscere le specializzazioni e gli ambiti in cui operano i singoli studi professionali; stimolare gli stessi architetti a promuovere il loro lavoro e la loro attività rappresentando, nel senso più ampio possibile, l’intera categoria professionale; avvicinare i cittadini a questi professionisti per far comprendere l’importanza dell’architettura e della figura dell’architetto che interviene sullo spazio - sia pubblico che privato - dell’uomo.

Questi gli obiettivi di “Open, Studi aperti”, iniziativa organizzata dal Dipartimento Promozione della Cultura Architettonica e della figura dell’Architetto del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e che vedrà coinvolti -  il 26 e 27 maggio prossimi - attraverso l’organizzazione di singoli eventi, centinaia di studi di tutta Italia.

“Proprio in questi giorni - spiega Alessandra Ferrari, coordinatrice del Dipartimento -  stiamo registrando un grande interesse e una grande partecipazione da parte degli architetti italiani. Ad oggi sono quasi 250 gli studi professionali che hanno aderito all’iniziativa alla quale ci si potrà iscrivere fino al 5 maggio prossimo”.

Fonte: Consiglio nazionale Architetti

Redazione- Ediliziappalti -  Grizzaffi Management srl

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Architetti: il parere sul correttivo del Codice Appalti

“E’  sicuramente da apprezzare la  modifica dell’art. 24 comma 8 del Codice, grazie alla quale  le stazioni appaltanti, per calcolare l’importo dei corrispettivi da porre a base di gara negli affidamenti di Servizi di Architettura e Ingegneria,  dovranno  fare ricorso al cosiddetto  “Decreto Parametri” e non potranno pertanto continuare a sottostimare tali importi mortificando la qualità delle prestazioni professionali ed i più elementari principi della trasparenza.  A questo proposito va ricordato  che le procedure per l’affidamento variano con il variare dell’importo  posto a base di gara, per cui le stazioni appaltanti, senza alcuna regola chiara, rischiavano costantemente di sottostimare  tale importo,  ricorrendo a procedure di affidamento errate.”

Il parere sui concorsi di progettazione 

Un altro elemento positivo riguarda il superamento di alcune criticità sui concorsi, come quella dell’art.152 del Codice, il quale prevedeva  che tutti i partecipanti ad un concorso avrebbero dovuto presentare un progetto di fattibilità tecnica ed economica, rendendo di fatto impraticabile la procedura del concorso di progettazione.

Le considerazioni sull'appalto integrato

In merito all’appalto integrato, poi, gli architetti ritengono accettabile solo  il recupero delle procedure avviate  prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice, con l’approvazione del progetto preliminare o definitivo,  ma non ne condividono l’estensione ad altri casi  (urgenza, lavori con rilevanti componenti tecnologiche),  nella consapevolezza che  tale procedura non pone certamente il progetto al centro del processo di esecuzione di un’opera pubblica, tradendo uno dei principi fondamentali della legge delega. 

Centro Studi - Ediliziappalti -  Grizzaffi Management srl

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Periferie: riqualificare è un grande investimento sociale

“Non possiamo che condividere  l’appello della Presidente Boldrini affinché il nostro Paese realizzi un serio piano di investimenti per la riqualificazione delle periferie. E’ un intervento che gli architetti italiani sollecitano da tempo poiché investire nelle città ed attuare, di conseguenza,  politiche urbane innovative è, soprattutto, un grande investimento sociale. La riqualificazione fisica dei luoghi che punta a realizzare buone e belle architetture è  infatti in grado di produrre meccanismi che favoriscano nuove forme di relazione e di socialità,  di favorire la ripresa intervenendo positivamente sul fenomeno della disoccupazione e, di conseguenza, sulle disuguaglianze economiche e sociali”.

Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

In merito al recente Bando sulle le periferie -al quale l’Anci ha dedicato oggi un apposito Seminario – il presidente degli architetti italiani, Giuseppe Cappochin ha sottolineato come “ solo attraverso una programmazione almeno ventennale, coerente con una visione strategica del futuro della città e del territorio, sarà possibile incidere in modo concreto sulle politiche urbane per dire basta a progetti improvvisati e finalizzati unicamente a cogliere le occasioni - sia pur positive - di volta in volta offerte da provvedimenti governativi”.

Fonte: Consiglio Nazionale Architetti

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Linee guida ANAC: le proposte del Consiglio Nazionale degli Architetti

Ridurre ulteriormente il peso dei requisiti economico-finanziari per  l’accesso agli affidamenti di  Servizi di Architettura e Ingegneria, quali il fatturato degli ultimi tre anni, requisito - questo -  che rischia di continuare a sbarrare la strada dei lavori pubblici  non solo ai giovani, ma anche  a gran parte dei professionisti  che, per effetto della stessa crisi del mercato del settore, non  siano in grado di dimostrare  fatturati adeguati negli ultimi anni. E fare in modo che la capacità economico-finanziaria possa essere dimostrata dai professionisti, in alternativa al fatturato, con una polizza assicurativa adeguatamente dimensionata.

Rilanciare i requisiti di accesso alle gare, relativi alle capacità tecnico-professionali dei concorrenti puntando non più sulla valutazione parziale delle prestazioni professionali eseguite negli ultimi anni, ma sulla valutazione di tutte le prestazioni eseguite nell’arco dell’intera carriera professionale.  Ciò con l’obiettivo di non mortificare la professionalità di chi non ha trovato spazio nel mercato dei lavori pubblici durante gli ultimi anni, pur avendo eseguito, anche in tempi meno recenti, prestazioni professionali di qualità e  pur dimostrando dunque una notevole  esperienza  acquisita nel tempo.

Sono queste tre delle principali proposte che  il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori - unitamente alle Rete delle Professioni Tecniche - ha presentato in occasione della consultazione on line sulle Linee guida redatte dall’ANAC che  - entro i limiti di competenza - supporteranno il nuovo Codice dei contratti.

Gli architetti italiani chiedono anche che vengano rilanciati concretamente i concorsi e che, per tutte le tipologie dei concorsi previsti dal Codice, sia consentito al professionista vincitore di dimostrare  i requisiti per l’affidamento delle fasi successive della progettazione, costituendo un raggruppamento di professionisti. Un passaggio questo fondamentale per restituire indipendenza intellettuale e potere contrattuale ai cervelli e non più ai fatturati.

Sulla stessa linea la richiesta che sia garantita maggiore trasparenza negli affidamenti con criteri  discrezionali come quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, introducendo  un’apposita griglia di fattori ponderali e di elementi di valutazione  che, nell’attribuzione dei punteggi, riducano  drasticamente il peso del prezzo, incrementando quello relativo alla qualità dell’offerta. Così come quella di introdurre meccanismi premiali per l’inserimento di giovani professionisti, quali la valutazione delle competenze acquisite mediante la formazione professionale inerente il servizio professionale oggetto di affidamento.

E’ comunque positivo il giudizio del Consiglio Nazionale sull’impianto generale delle Linee Guida dell’Anac che hanno il merito di ristabilire regole certe per calcolare l’importo a base di gara negli affidamenti di Servizi di Architettura e Ingegneria, stabilendo l’obbligatorietà per le stazioni appaltanti, del  ricorso al cosiddetto “Decreto Parametri; di ridurre, in parte, l’impatto  dei requisiti economico finanziari per l’accesso alle gare; di individuare ruoli, compiti e responsabilità di figure importanti nel processo di esecuzione dei lavori pubblici, come il Responsabile Unico del Procedimento ed il Direttore dei Lavori. Misure che – insieme all’adeguata descrizione delle modalità di composizione delle commissioni giudicatrici per gli affidamenti di Servizi di Architettura e di Ingegneria e del percorso tracciato per uniformare  il  modus operandi delle stazioni appaltanti che ricorrono  alle procedure dell’offerta economicamente più vantaggiosa -  rispondono positivamente all’esigenza di portare, finalmente, trasparenza al settore dei Lavori Pubblici.

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Reti Professioni Tecniche: audizione in Senato su lavoro autonomo

Nei giorni scorsi la Rete delle Professioni tecniche è stata ricevuta in audizione presso l’XI Commissione Permanente Lavoro e Previdenza Sociale del Senato. Oggetto del confronto il cosiddetto Jobs Act degli autonomi e, più in generale, le problematiche dei professionisti italiani.

“Il Jobs Act degli autonomi – ha commentato Armando Zambrano, Coordinatore della Rete e Presidente del CNI – è un provvedimento che per primo si occupa del lavoro autonomo nella sua specificità. Per questo lo giudichiamo positivamente. Poiché i nostri studi attestano una diminuzione media del 25% dei redditi professionali, accogliamo con grande favore tutte quelle misure che consentono la deducibilità dei costi, quali ad esempio quelli per formazione continua e certificazione delle competenze”.

“Detto questo – ha aggiunto Zambrano – si può fare molto di più. Ad esempio introdurre  parametri economici di solo riferimento per l’indicazione dei costi delle prestazioni professionali, come già previsto nell’ambito della vigente disciplina dei contratti pubblici. L’assenza di riferimenti normativi che consentano di stabilire con sufficiente chiarezza il livello delle prestazioni professionali in linea con standard qualitativi predeterminati, oltre a provocare un evidente disorientamento nella committenza, incide in modo significativo sulla stessa corretta applicazione di importanti discipline legislative, come quelle in ambito energetico”.

Tra le ulteriori direzioni di intervento indicate alla Commissione dalla Rete, c’è quella dei Fondi Europei. Si chiede, ad esempio, di far rientrare le attività svolte da Ordini e Collegi in materia di formazione continua tra le attività finanziabili col Fondo sociale europeo. Inoltre, si chiede un intervento delle Regioni per rendere effettivo l’accesso ai Fondi Europei, attraverso lo studio di misure ad hoc per i professionisti, in assenza delle quali il loro accesso a queste risorse resterebbe solo sulla carta.

Un aspetto importante del Jobs Act degli autonomi è la tutela del professionista rispetto al committente privato, giudicata positivamente. La Rete, tuttavia, lamenta il fatto che nel testo del provvedimento nulla si dica a proposito di tutela nei confronti della committenza pubblica, con particolare riferimento alla criticità rappresentata dai ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione.

In tema di previdenza i professionisti tecnici hanno chiesto di rendere possibile il versamento dei contributi integrativi presso le casse di previdenza professionali e di consentire alle professioni ordinistiche sprovviste di aderire alle casse di previdenza esistenti. La RPT ha chiesto, infine, una seria azione di rilancio delle Società tra Professionisti, con particolare riferimento alla possibilità di scegliere il regime fiscale da adottare, dal momento che non tutti i professionisti che decidono di associarsi sono uguali e caratterizzati da identiche problematiche.

“Le nostre proposte – ha concluso Zambrano - sono state condivise nel metodo e nel merito dalla Commissione. Il Presidente sen. Maurizio Sacconi, che ringrazio per la sensibilità dimostrata, ci ha chiesto di formulare compiutamente ulteriori proposte emendative e integrative del testo in discussione, che invieremo nei prossimi giorni”.

Fonte: Centro Studi Consiglio Nazionale Ingegneri

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