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Consorzio Costruzioni Estero

Consorzio Costruzioni Estero

Avviso manifestazione di interesse per la costituzione di un Consorzio Estero per la partecipazione a gare Estero nel settore delle Costruzioni. All'iniziativa potranno partecipare imprese singole o in forma societaria. Obiettivo dell'iniziativa è creare un gruppo di operatori economici che mantenendo la propria autonomia aziendalepotranno condividere i propri requisiti tra loro aumentando la loro competitività.

COME RICHIEDERE INFORMAZIONI

Per poter richiedere maggiori informazioni CLICCARE QUI oppure inviare una email al seguente indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure chiamare uno dei seguenti numeri 091.8886034 - 091.8467308.

Redazione- Ediliziappalti – Grizzaffi Management srl

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Le imprese diverse dall'aggiudicataria non devono conservare l'attestazione SOA in vista dello scorrimento

  • Pubblicato in Quesiti

L’avvenuta conclusione del procedimento di gara con l’aggiudicazione in favore della prima classificata dispensa le altre imprese partecipanti dall’onere di conservare i requisiti di partecipazione alla procedura selettiva in vista di un possibile scorrimento. Del resto, sarebbe irragionevole pretendere la continuità del possesso  dei requisiti per un periodo indefinito, durante il quale non c’è alcuna competizione, alcuna attività valutativa dell’amministrazione e, per giunta, alcun impegno vincolante nei confronti dell’amministrazione.

Centro Studi - Ediliziappalti – Grizzaffi Management srl

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Confermata per il 2015 la misura dell'11,50 per cento

Il Ministero del lavoro, con decreto di dicembre, ha confermato anche per il 2015 lo sgravio contributivo alle imprese edili nella misura dell'11,50%.
Le imprese del settore potranno, pertanto, applicare in via definitiva lo sgravio contributivo per l'anno 2015 nella misura dell'11,50%.
Per beneficiare dello sgravio, le imprese che non vi abbiano già provveduto sulla base delle indicazioni provvisorie dell'INPS del 17 agosto 2015 (vd. allegato) devono presentare all'INPS una apposita domanda per via telematica.
In attesa di ulteriori istruzioni operative da parte dell'INPS (potrebbero essere confermate le modalità già previste per lo sgravio edili 2014), si tenga presente che dovrebbe essere assegnato alle imprese un termine di 3 mesi.
Per ulteriori informazioni vedere sul sito di Interpreta o contattare la CNA TERRITORIALE competente.

Fonte: CNA Costruzioni

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Proroghe a fine luglio per imprese e professionisti

  • Pubblicato in Appalti

Il decreto milleproroghe 210/2015 approvato in questi giorni dalla camera dà il via ad una serie di proroghe in materia di infrastrutture e lavori pubblici.
Una prima modifica riguarda sia le imprese che i professionisti che  possono qualificarsi in gara tenendo in considerazione i lavori svolti negli ultimi cinque anni dalla data di pubblicazione del bando.
In secondo luogo, viene data alla stazione appaltante la possibilità di escludere automaticamente dalla gara le offerte anomale con ribasso sotto soglia comunitaria.
Per capire quali saranno le disposizioni finali previste da tale decreto bisognerà aspettare a fine luglio.

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Cresme: XXIII rapporto congiunturale e previsionale

  • Pubblicato in Appalti

Lo scenario economico italiano presenta segni di uscita dalla recessione, restano però elementi di incertezza sia sul piano internazionale che su quelli settoriali. Soprattutto il settore delle costruzioni stenta a ripartire. Il contesto internazionale da un lato (QE della Banca Centrale, petrolio basso, euro svalutato) aiuta la nostra economia, dall’altro la frenata delle economie emergenti, e della Cina in particolare, produce il rallentamento della crescita economica e del commercio mondiali, con conseguenti riduzioni delle esportazioni per i paesi avanzati (in particolare per Germania e Italia); aumentano inoltre i rischi di tenuta delle borse e qualcuno all’orizzonte vede lo scoppio della terza bolla degli anni 2000. Ma va detto che dalle economie emergenti/emerse arrivano verso le economie avanzate importanti risorse da destinare agli investimenti. La crisi, i rallentamenti generano nuove strategie.
I segnali di miglioramento interessano per ora solo parzialmente il mercato delle costruzioni, e i segnali sono ancora molto diversificati e mentre in Europa le costruzioni e la nuova edilizia residenziale tornano nel 2015 a crescere più del PIL, in Italia questo ancora non avviene. Anzi per le nuove costruzioni i segnali di ripresa non si vedono.
Nel 2016-2018 si entra però nel settimo ciclo edilizio. E’ un ciclo edilizio selettivo in termini di tipologie di prodotti, di servizi, di modelli di offerta e di territori, ma è l’avvio di una fase nuova. Con la crisi le costruzioni hanno visto chiudere 80.000 aziende e perdere 700.000 addetti della filiera tra diretti e indotto, ma è anche vero che una parte del mercato delle costruzioni è stata "occupata" dai servizi e dagli impianti.
Il mercato delle costruzioni e quello immobiliare vedono la presenza di nuovi soggetti che prima non c’erano. Inoltre l’onda della quarta rivoluzione industriale dell’economia investe anche il settore delle costruzioni, spingendolo verso la sua seconda rivoluzione industriale dopo quella ottocentesca del cemento armato. Produttività e modelli organizzativi vengono messi alla prova in un clima ancora incerto, ma che sta migliorando. Innovare diventa la parola chiave per le costruzioni nel settimo ciclo edilizio.
Ma cos’è l’innovazione nelle costruzioni, e in cosa consiste la rivoluzione industriale accennata? La riqualificazione la fa da padrona, ma può esserci vera ripresa senza le nuove costruzioni? E ancora lo sviluppo economico si può dare senza crescita urbana? E quali sono i modelli di offerta che si affacciano sul mercato?.
Mai come quest’anno servono elementi per fissare le strategie di impresa, mai come quest’anno il Rapporto del CRESME è in grado di aiutare la riflessione dei principali manager delle società che operano nella filiera del mercato delle costruzioni.

Fonte: Cresme

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Dati Istat. Crisi: imprese ottimiste, fiducia al top dal 2008

  • Pubblicato in Appalti

Le imprese italiane tornano a credere nella ripresa e in una primavera di ottimismo. L'indice complessivo calcolato dall'Istat per questo mese e' salito a 103 punti dai 97,5 di febbraio, toccando il massimo dal luglio 2008. Cresce anche la fiducia dei consumatori italiani: a 110,9 punti dai 107,7 di febbraio. Il miglioramento del clima di fiducia coinvolge tutti i principali settori: manifattura (a 103,7 da 100,5), costruzioni (a 116,0 da 108,5), servizi di mercato (a 108,1 da 100,4) e commercio al dettaglio (a 103,0 da 101,0). Nelle imprese manifatturiere migliorano sia i giudizi sugli ordini (a -11 da -17), sia le attese di produzione (a 10 da 8); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino passa a 3 da 4. Nelle costruzioni migliorano sia i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione, sia - seppur lievemente – le attese sull'occupazione (a -36 da -45 e a -11 da -12 i saldi). Nelle imprese dei servizi migliorano i giudizi e le attese sugli ordini (a 2 da -1 e a 4 da -1, i rispettivi saldi) e le attese sull'andamento dell'economia in generale (a 17 da 2). Nel commercio al dettaglio peggiorano i giudizi sulle vendite correnti (a -5 da 1), mentre migliorano le attese sulle vendite future (a 28 da 19); in decumulo sono giudicate le giacenze di magazzino (a 7 da 10). L'indice del clima di fiducia sale in tutti i principali raggruppamenti di industrie: nei beni di consumo a 100,3 da 98,8, nei beni intermedi a 99,6 da 95,3 e nei beni strumentali a 111,8 da 107,2.

Fonte: Consiglio Nazionale Architetti

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Appalti: 40 miliardi erogati alle amministrazioni pubbliche per i debiti arretrati, ai creditori pagati 32,5 miliardi

  • Pubblicato in Appalti

Il piano nato nel 2013 per smaltire il debito commerciale accumulato fino a tutto il 2012, e poi esteso quest’anno al debito in essere a fine 2013, registra progressi tanto nelle cifre messe a disposizione dal Governo agli enti debitori quanto nelle somme che risultano pagate dagli enti debitori ai creditori. Rispetto alla precedente rilevazione del 23 settembre, il monitoraggio al 30 ottobre mostra erogazioni agli enti debitori per 40,1 miliardi (+1,7 miliardi ovvero +4,43%) di cui 32,5 miliardi (+1,2 miliardi ovvero +3,83%) risultano già utilizzati per i pagamenti ai soggetti creditori.

A quanto ammonta veramente il debito commerciale delle pubbliche amministrazioni? 

Il debito commerciale delle pubbliche amministrazione è una grandezza in evoluzione costante: ogni mese viene estinta una parte del debito attraverso il pagamento di fatture scadute e al tempo stesso nuove fatture arrivano a scadenza integrando il valore del debito. Poiché non è ancora disponibile un sistema di gestione che coinvolga tutte le amministrazioni, capace di monitorare la maturazione di nuovo debito e l’estinzione di quello pre-esistente, il fenomeno viene valutato attraverso le stime della Banca d’Italia, formulate tramite sondaggi sul lato dei creditori, e censimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze realizzati sul lato dei debitori. 

Le stime del debito commerciale che la Banca d’Italia rende note in occasione della Relazione annuale vengono erroneamente utilizzate nel dibattito pubblico per indicare il debito scaduto e non oggetto di contenzioso. La stessa Banca d’Italia ha chiarito, nel Bollettino Economico di aprile 2014, che il debito certo, scaduto ed esigibile delle Amministrazioni pubbliche rappresenta “poco più della metà” delle stime del debito complessivo: quindi poco più della metà di 91 miliardi a fine 2012 e poco più della metà di 75 miliardi a fine 2013. 

Secondo le valutazioni della Banca d’Italia, il debito commerciale onnicomprensivo stimato alla fine di ciascun anno ha registrato un forte aumento nel triennio 2009-2011 per raggiungere una stabilizzazione nel 2012, segnalando una crescente difficoltà dello Stato a far fronte ai propri impegni commerciali. A fine 2013 si è registrata finalmente una significativa inversione di tendenza (una diminuzione di circa il 18%) grazie ai provvedimenti presi.  

La diminuzione del debito complessivo segnala lo smaltimento di componenti del debito “patologico” e quindi la riduzione dei tempi di pagamento medi delle fatture. Con diversi provvedimenti in successione, principalmente i decreti legge 35/2013, 102/2013, 66/2014, il Governo italiano ha provveduto a mettere a disposizione degli enti debitori oltre 56 miliardi per smaltire il debito “patologico”, ovvero quella parte di debito commerciale rimasto insoluto ben oltre i termini di scadenza, con gravi conseguenze per le imprese creditrici e per il buon funzionamento dell’economia italiana nel suo insieme.

Sulla base delle richieste degli enti debitori e delle indicazioni che provengono da altre fonti, tra le quali le richieste di certificazione del credito da parte dei fornitori, la valutazione del Ministero dell'Economia e delle FInanze è che le risorse fin qui stanziate siano più che sufficienti a smaltire il debito “patologico”, in linea con le stime della Banca d’Italia specificate nel Bollettino economico di aprile. Se il picco del debito raggiunto a fine 2012 ammonta a circa 45, infatti, ci si aspetta che l'erogazione di ulteriori 5 miliardi, in aggiunta ai 40 miliardi già messi a disposizione, possa esaurire il fabbisogno straordinario delle amministrazioni pubbliche. L'accelerazione nelle procedure di pagamento dei debiti, accanto agli strumenti complementari come l'assistenza della garanzia dello Stato nella cessione dei crediti dai fornitori agli intermediari finanziari, dovrebbe consentire di esaurire definitivamente il problema nelle prossime settimane. 

Perché non è stato già pagato l’intero importo stanziato?

Le amministrazioni centrali dello Stato sono responsabili di una quota del debito patologico stimata nel 5-10%; la gran parte del debito è responsabilità di Regioni, Province, Comuni, enti sanitari nonché consorzi e società partecipate delle autonomie locali. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze fornisce risorse finanziarie a questi enti accertandosi che li utilizzino correttamente e che si impegnino a restituire all’Erario i finanziamenti ricevuti dallo Stato. Ciò è essenziale per non favorire gli enti che si sono fortemente indebitati con i loro fornitori rispetto agli enti che hanno pagato in tempi più brevi.

Negli ultimi mesi le somme messe a disposizione degli enti vengono da questi richieste e assorbite più lentamente, presumibilmente perché la quota maggiore di debito patologico è stata rimossa grazie ai primi finanziamenti. Per esempio, la quarta e quinta tranche di finanziamento ai comuni sono state da questi assorbite solo parzialmente (1,8 su 3,8 miliardi disponibili). Le Regioni rallentano l’assorbimento di risorse in alcuni casi perché hanno raggiunto le soglie previste dal patto di stabilità interno, oppure per problemi di contabilizzazione dei finanziamenti nei bilanci e in alcuni casi perché non riescono a predisporre piani di pagamento dettagliati.

L’impegno del Governo passo dopo passo: 1. eliminare il debito patologico

Il Governo ha stanziato risorse finanziarie in eccesso per lo smaltimento del debito patologico, ha sollecitato gli enti debitori ad acquisire le risorse messe a disposizione, valuta il corretto impiego di queste risorse da parte degli enti che le hanno richieste.  

Inoltre, il Governo ha messo a disposizione delle imprese la possibilità di cedere il proprio credito a intermediari finanziari a condizioni vantaggiose, grazie all’assistenza di una garanzia dello Stato. Le imprese hanno potuto, fino al 31/10/2014, chiedere la certificazione del proprio credito attraverso il sito certificazionecrediti.mef.gov.it e – una volta ottenuta la certificazione da parte dell’ente debitore – recarsi in banca o presso l’intermediario di fiducia per ottenere la liquidità. Alla scadenza del 31 ottobre 2014 risultavano registrate alla piattaforma di certificazione dei crediti 20.018 imprese che hanno presentato complessivamente 84.608 istanze di certificazione per un controvalore di circa 9 miliardi di euro. 

 Il problema del debito patologico è così affrontato in modo compiuto sia sul lato del finanziamento ai debitori sia sul fronte dell’accesso alla liquidità da parte dei creditori.

L’impegno del Governo passo dopo passo: 2. fare pagare in 30 giorni

L’erogazione di 40,1 miliardi e il pagamento di 32,5 miliardi hanno già consentito di migliorare il funzionamento ordinario degli enti e ridurre considerevolmente i tempi medi di pagamento, come mostrano in modo convergente numerose indicazioni provenienti dalle associazioni degli imprenditori. La vera sfida del Governo è la riduzione generalizzata dei tempi medi di pagamento a 30 giorni, conducendo i casi patologici a una dimensione marginale da risolvere caso per caso. 

Per conseguire questo obiettivo sono stati messi in campo diversi strumenti. Tra questi i due più importanti sono:

La fatturazione elettronica, obbligatoria nei confronti delle amministrazioni centrali dello Stato da giugno di quest’anno e obbligatoria per tutti gli altri enti da marzo 2015. Grazie alla fatturazione elettronica l’amministrazione centrale dello Stato potrà monitorare l’evoluzione del debito di tutte le amministrazioni centrali e locali, con la facoltà di intervenire nei casi patologici.

L’introduzione della contabilità in forma economico-patrimoniale che, in via definitiva dal 2016, affiancherà la contabilità finanziaria degli enti territoriali a fini conoscitivi, nonché l’entrata in vigore di nuove regole di contabilizzazione già dal primo gennaio 2015, consentiranno una chiara identificazione e registrazione contabile dei debiti e dei crediti esigibili. Questo sistema, più trasparente e comparabile, consentirà al Ministero dell’Economia e delle Finanze di individuare e aggredire i comportamenti patologici delle singole amministrazioni.

IL MONITORAGGIO 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha attivato un monitoraggio regolare dell’avanzamento dell’intera procedura, che coinvolge in particolare il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, al fine di garantire tanto una corretta allocazione delle risorse finanziarie quanto il rispetto degli impegni degli enti debitori a impiegare queste risorse per saldare rapidamente i debiti scaduti.

LA PUBBLICAZIONE SU SITO MEF 

La tempestiva informazione al pubblico sull’attuazione è garantita dalla pubblicazione con frequenza mensile degli stati di aggiornamento sul sito debitipa.mef.gov.it, dal quale è possibile visualizzare tabelle di sintesi e scaricare file con dettagli sui pagamenti degli enti locali.

Fonte: Governo Italiano

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Debiti P.A.: nel 2013 pagati ai creditori in media 3,6 miliardi al mese tra luglio e dicembre

  • Pubblicato in Appalti

L’operazione di pagamento dei debiti accumulati dalle pubbliche amministrazioni e scaduti al 31 dicembre 2012, avviata con il decreto legge 35/2013 e ampliata con il successivo DL 102/2013, ha consentito di immettere liquidità nel circuito dell’economia reale per circa 22 miliardi di euro, corrispondenti a quasi 1,6 punti di PIL, in un periodo di sei mesi (tra luglio e dicembre 2013).

Gli enti debitori hanno fatto accesso alle risorse disponibili per 24,5 miliardi (sui 27,2 disposti complessivamente dai decreti “sblocca debiti”) e nel corso dei mesi scorsi hanno provveduto a pagare debiti arretrati per 21,6 miliardi. In media si tratta di 3,6 miliardi al mese concentrati nel secondo semestre del 2013. Circa 2,3 miliardi non sono ancora stati richiesti da cinque delle regioni assegnatarie dei fondi.

Per quanto riguarda la prima fase, disposta dal DL 35, gli enti debitori hanno acquisito risorse per 18,5 miliardi e hanno effettuato pagamenti per 16,5 miliardi (corrispondenti al 84% delle risorse stanziate).

Per quanto riguarda l’ulteriore tranche di fondi disposti dal DL 102, gli enti debitori hanno acquisito risorse per 6 miliardi, dei quali 5,1 risultano già pagati ai creditori.

Sulla scorta dei fondi già assegnati nel 2013, in questi primi giorni del 2014 sono ancora in pagamento circa 2,9 miliardi.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, è soddisfatto del risultato: «Devo ringraziare tutti gli uffici coinvolti nel Ministero dell’Economia e delle Finanze così come i vertici politici e i funzionari degli enti locali che hanno compreso l’importanza di questa operazione: abbiamo immesso nell’economia reale liquidità vera al ritmo di 3,6 miliardi di euro al mese tra luglio e dicembre; abbiamo messo a disposizione dell’economia l’equivalente di 1,6 punti di PIL. Credo che il risultato del terzo trimestre 2013, per il quale abbiamo registrato che la caduta del PIL si è arrestata, e il segno positivo che ci aspettiamo di registrare per il quarto trimestre, siano anche il frutto dell’impegno profuso in questa operazione.» Ha quindi aggiunto: «Abbiamo dedicato la massima attenzione alla fase di attuazione di un provvedimento cruciale per favorire la ripresa economica. Iniziative di questo tipo spesso naufragano perché una volta varata la norma e fatto un annuncio si presta scarsa attenzione alla fase discendente, quella dove si incontrano difficoltà e si corre il rischio di impantanarsi nell’inefficienza. Così l’apparato dello Stato dimostra di mettersi al servizio della comunità.»

IL MONITORAGGIO

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha attivato un monitoraggio regolare dell’avanzamento dell’intera procedura che coinvolge in particolare il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, al fine di garantire tanto una corretta allocazione delle risorse finanziarie quanto il rispetto degli impegni degli enti debitori a impiegare queste risorse per saldare rapidamente i debiti scaduti.

LA PUBBLICAZIONE SUL SITO MEF

La tempestiva informazione al pubblico sull’attuazione è garantita dalla pubblicazione con frequenza mensile degli stati di aggiornamento sul sito debitipa.mef.gov.it, dal quale è possibile visualizzare tabelle di sintesi e scaricare file con dettagli sui pagamenti degli enti locali.

L’ARTICOLAZIONE DEI PERCORSI FINANZIARI

Il decreto “sblocca debiti” e il successivo decreto legge 102/2013 ha attivato un ventaglio di strumenti finanziari articolato per consentire il celere sblocco di liquidità per 27,2 miliardi nel 2013 da destinare al pagamento di debiti risultati certi liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2012. Questi strumenti includono: anticipazioni di cassa agli enti locali sulla base di una convenzione tra Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e il Tesoro, finanziamento del Tesoro alle Regioni e alle province autonome, esclusioni dal patto di stabilità interno, deroga dal patto di stabilità interno delle spese effettuate per il cofinanziamento di interventi programmati con i fondi strutturali dell’UE, l’incremento dei rimborsi fiscali. Ciascuna di queste linee di azione comporta accordi tra le parti per il corretto impiego delle risorse e per la rendicontazione dei pagamenti. I tempi del monitoraggio per le diverse linee di azione sono eterogenei, tuttavia il MEF in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, ANCI e UPI riesce a fornire un monitoraggio frequente dei pagamenti certificati. Il dato fornito oggi potrebbe quindi essere inferiore ai pagamenti realmente effettuati alla data, in quanto non sono disponibili informazioni complete sull’impiego degli spazi finanziari delle Regioni.

Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze

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