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La corretta interpretazione della clausola sociale

La corretta interpretazione della clausola sociale

Sia secondo la costante giurisprudenza della Corte di Giustizia, sia secondo la giurisprudenza amministrativa di gran lunga maggioritaria, l’apposizione di una clausola sociale agli atti di una pubblica gara ai sensi della disposizione del Codice dei contratti pubblici (art. 50) applicabile pro tempore, è costituzionalmente e comunitariamente legittima solo se non comporta un indiscriminato e generalizzato dovere di assorbimento di tutto il personale utilizzato dall’impresa uscente, in violazione dei principi costituzionali e comunitari di libertà d’iniziativa economica e di concorrenza oltreché di buon andamento, e consente invece una ponderazione con il fabbisogno di personale per l’esecuzione del nuovo contratto e con le autonome scelte organizzative ed imprenditoriali del nuovo appaltatore.

Nel caso di specie, l’art. 11 del Capitolato speciale, pur essendo “sufficientemente chiaro nel definire il dato numerico complessivo della cd clausola sociale”, secondo la sua formulazione letterale lasciava spazio, in accordo con il principio di presunzione di legittimità, ad una possibile interpretazione costituzionalmente e comunitariamente orientata, in quanto imponeva “l’assorbimento del personale (…) esclusivamente impiegato nel Servizio di pulizia delle strutture dell’Azienda committente”, e poi riportava il relativo elenco, peraltro senza ribadire l’obbligo di assorbimento ed utilizzando una formula diversa (“elenco del personale utilizzato per l’appalto in essere, con l’indicazione della tipologia di contratto”). In tale ipotesi, dunque, per dare all’articolo 11 un senso compiuto conforme alle previsioni comunitarie e costituzionali, si sarebbe dovuto concludere che l’obbligo riguardasse solo il personale “esclusivamente impiegato nel Servizio di pulizia” (e cioè gli addetti alle pulizie) con la conseguente esclusione, peraltro conforme al vigente c.c.n.l., dell’obbligo di assorbimento dei due responsabili di quinto livello.

Questi i principi enunciati dal Consiglio di Stato, nella sentenza n. 3471 dell'8 giugno 2018, in allegato.

Centro Studi – Grizzaffi Management srl - Ediliziappalti.com

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