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Piano nazionale energia e clima per il 2030: obiettivi e proposte

Si è svolta il 2 ottobre c.m. l’audizione dell’Ance, presso la Commissione Attività Produttive della Camera, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al piano nazionale energia e clima per il 2030.

La delegazione associativa ha evidenziato in premessa come sia rilevante il contributo del settore dell’edilizia al raggiungimento degli obiettivi europei al 2030 - anche in vista degli impegni al 2050 - in termini di riduzione di emissioni di gas ad effetto serra, riduzione dei consumi energetici e sicurezza negli approvvigionamenti di energia. Basti pensare, infatti, che circa il 36% dei consumi energetici italiani è dovuto agli edifici e che la ragione di tali alti consumi risiede nella vetustà e obsolescenza del patrimonio edilizio esistente. Si tratta, prevalentemente, di abitazioni con più di 40 anni, soglia temporale oltre la quale si rendono normalmente necessari interventi di manutenzione. A ciò si aggiunga che, che la prima norma sull’efficienza energetica in edilizia risale proprio a 40 anni fa e che, ad oggi, il fabbisogno termico medio degli edifici residenziali esistenti è circa quattro volte superiore alla media degli edifici costruiti secondo le recenti normative sull’efficienza energetica. Per gli edifici pubblici la situazione è analoga, con la differenza che il settore pubblico dovrebbe giocare un ruolo esemplare nell’indicare la strada al Paese, anche riguardo all’energia.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati al 2030 occorre quindi definire una strategia a lungo termine, finalizzata a ristrutturare il parco nazionale di edifici, sia pubblici che privati, che diano luogo alla trasformazione degli edifici esistenti in Edifici a Energia quasi Zero (nZEB) e coordinare il Piano con la strategia di ristrutturazione a lungo termine del parco immobiliare della Commissione Europea che punta ad un'Europa a impatto climatico zero entro il 2050.

Il Piano, pertanto, dovrebbe non solo fissare obiettivi al 2030 ma tenere in considerazione quelli della nuova “Visione strategica europea al 2050” che è orientata alla decarbonizzazione degli edifici, quindi zero emissioni di CO2. Le misure del Piano dovrebbero, quindi, comprendere un sistema di azioni coerentemente orientate verso gli obiettivi fissati e quelli futuri del 2050: riordinare e stabilizzare il sistema degli incentivi; adottare politiche di supporto; semplificare le procedure; svolgere attività di sensibilizzazione e diffusione; assicurare la stabilità delle norme evitando continue modifiche, anche con provvedimenti retroattivi, che compromettono la fiducia degli investitori. Sarebbe, inoltre, auspicabile istituire un sistema affidabile di monitoraggio dei risultati globali e settoriali raggiunti nel tempo nonché sollecitare il sistema bancario a sviluppare strumenti innovativi di finanza sostenibile indirizzati a sostenere investimenti, di famiglie e imprese, in linea con gli obiettivi climatici ed energetici dell’UE.

Nell’ambito del settore dell’edilizia pubblicache dovrebbe svolgere un importante ruolo per stimolare la trasformazione del mercato verso prodotti, edifici e servizi più efficienti, è indispensabile ampliare l’obbligo di riqualificazione a tutti gli edifici della pubblica amministrazione, che ad oggi è previsto per le sole proprietà del governo centrale, estendendo la quota del 3% della superficie coperta utile totale degli edifici riscaldati e/o raffreddati soggetta all’obbligo annuale di ristrutturazione a tutti gli immobili della Pubblica Amministrazione, compresa l’edilizia residenziale pubblica.

Sarebbe, altresì, utile promuovere la diffusione delle diagnosi energetiche per gli edifici pubblici. Nel settore dell’edilizia privata, invece, lo strumento della detrazione fiscale per le riqualificazioni energetiche ha rappresentato, negli ultimi anni, un grande stimolo agli investimenti, sebbene “storicamente” il mercato si sia orientato in prevalenza verso tipologie di intervento che hanno trascurato la globalità dell’intero edificio privilegiando interventi su singoli elementi dell’edificio (ad esempio sostituzione di serramenti).

Per quanto riguarda la riqualificazione energetica degli edifici, per esplicare il massimo delle sue potenzialità, deve essere collegata ad un concetto più ampio riferito alla scala urbana, ovvero a riqualificazioni e rigenerazioni che interessino intere zone di città. Per innescare una profonda riqualificazione occorre creare le condizioni per interventi che oggi sono costosi e complicati, e che quindi devono essere opportunamente incentivati e semplificati nella fattibilità amministrativa.

È questo, ad esempio, il caso degli interventi di sostituzione edilizia, ovvero degli interventi di demolizione e ricostruzione che permetterebbero, tra l’altro, di avere edifici energeticamente NZEB e sismicamente sicuri. E’ inoltre indispensabile superare le barriere che ostacolano la diffusione di interventi di riqualificazione, in particolare l’accesso alla finanza e la separazione degli interessi tra proprietari e utenti degli edifici.

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